non usiamo parolacce

A completare il preoccupante quadro relativo alla percezione della chimica da parte di coloro che non possono avvantaggiarsi di una cultura scientifica di base viene, poi, l’analisi dei significati associati alla parola chimica ed in modo particolare all’aggettivo da essa derivato, ovvero “chimico”.

vietato parlare di chimica?L’esame del campo semantico che circonda questo termine descrive una graduale deriva, iniziata a partire dalla fine degli anni ’60 in corrispondenza di eventi di cronaca e della conseguente e successiva diffusione di una coscienza ecologista o meglio ancora naturalista, che trova il suo equivalente nel destino al quale sono andati incontro dapprima il termine “igienico”, successivamente “ecologico” e solo nell’ultimo decennio “biologico”. Si tratta in tutti i casi di aggettivi che, discostandosi dal significato letterale e neutrale di “relativo alla scienza dell’igiene, dell’ecologia o della biologia”, fanno riferimento implicito ad una disciplina etica ampiamente condivisa dall’opinione pubblica.

È così che il termine “chimico” si trova oggi, suo malgrado, a dover sostenere una illogica contrapposizione con qualità quali naturale o biologico, costretto ad identificarsi a forza solo nella sua espressione legata alla sintesi chimica industriale o di laboratorio e tradendo pertanto la connotazione stessa di scienza della natura e di base della biologia, che abbiamo avuto modo di descrivere in premessa. A partire da questa antitesi, l’aggettivo “chimico” ha iniziato a colorarsi di significati che, riallacciandosi al sentimento più diffuso, evocano sensazioni di sospetto, se non di aperta ostilità, verso quello che viene percepito in primo luogo come uno scenario di rischio. Da questa breve analisi, emerge chiaramente il fatto che la chimica risulta oggi non soltanto sottovalutata in relazione al suo ruolo fondante all’interno del nostro mondo, ma, cosa ancor peggiore, viene essenzialmente fraintesa, con conseguenze potenzialmente molto gravi a diversi livelli della società e della decisionalità democratica.